Appuntamento con la tradizione: le janas made in Sardinia

domus de janas

Non è solo la lingua a crear differenze più o meno sostanziali fra i popoli, i cibi o le abitudini; è specialmente la cultura a creare l’originalità di un’etnia e quando si parla di cultura si parla di tradizioni,  quando si parla di tradizioni si parla anche di leggende e quando si parla di leggende, beh io sono sempre nei dintorni.

Di quale leggenda parliamo oggi? Il nostro primo appuntamento con tradizione sarda lo dedichiamo alle janas. Mai vista qualcuna?  E’ probabile di sì, ma stando alle leggende sarde sono così simili alle donne, piccole ma belle, che magari non sei riuscito a riconoscerle. Ma andiamo per ordine.

L’etimologia della parola è controversa (quale non lo è?): janas da Diana, secondo alcuni, secondo altri da Giano, e le teorie non si fermano qui. Il fatto è certo da indagare più a fondo, ma difficilmente, a mio parare si potrà raggiungere un risultato certo. Ciò non toglie che il termine che in Sardegna si lega squisitamente alle Domus de Janas, sia presente in molte altre zone d’Italia e d’Europa riferendosi sempre ad una creatura fantastica, a mezza strada fra il fascinoso e lo spaventoso.

Anche in Sardegna le Janas non hanno un unico volto. Enigmatiche e misteriose, quelle che comunemente ci hanno abituati a immaginare come piccole fatine graziose e gentili sanno essere più ostili dei giganti e degli orchi (sì parleremo anche con loro).

Tradizione vuole che in alcune zone della Sardegna siano piccole, piccolissime, belle, generose, e leggenda vuole che siano state loro ad insegnare alle massaie sarde una marea di arti differenti: fare il pane, cucinare, cucire, tessere, cantare, curare il fuoco, fin anche a quel sesto senso che alcuni chiamano intuito altri preveggenza sarebbe dono delle janas fatto alle donne sarde.

Ciò non toglie che in alcune, meno comuni, zone dell’isola (citiamo Tonara tanto per fare qualche nome) le janas siano particolarmente brutte, cattive come l’acqua sporca e a mezza strada fra le serial killer e le amanti criminali.

Altrove le janas non sono reputate poi così piccole e minute: ci sono leggende che le raccontano gigantesse, altre che parlano di loro come donne d’altezza media, solo figlie della natura e creature fantastiche.

Il tratto che più comunemente ritorna è il loro aspetto notturno: non si possono mostrare al sole, ne andrebbe del pallore della loro pelle; vivono la notte, cantando, tessendo e accumulando tesori che spesso e volentieri espongono per soggiogare gli uomini (povere creature) che in alcuni vengono sequestrati, portati all’interno di grotte profonde e letteralmente privati di ogni goccia di sangue. Questa tradizione, poco nota, racconta le janas come vergini che utilizzano il sangue degli uomini per riprodursi, garantendo la sopravvivenza della “specie” ma non intaccando la propria verginità.

Di ematofagia, verginità e janas riparleremo presto. E tu? Mai sentito parlare delle janas?

Se vuoi approfondire puoi dare uno sguardo al mio libro “Creature Fantastiche in Sardegna“.

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